Parliamo della decisione che, nel dicembre del 2009, con il
placet del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, promuove a
direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo
Micciché, ingegnere agrigentino non solo in odore di mafia, ma
soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del
management di aziende specializzate nella “preparazione dei terreni
per erbe e piante officinali”, e nella “attività di parrucchiere
per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure”.
milioni e mezzo di euro (e di quelli in elenco per i 150 anni
dell’Unità d’Italia), nel dicembre del 2009, un’ordinanza di
“Protezione civile” della Presidenza del Consiglio dei Ministri
raccomanda che sia scelto quale direttore dei lavori, “un soggetto
un peso decisivo aver lavorato alla Maddalena con Francesco
Piermarini, il cognato di Bertolaso, quale “rappresentante della
struttura di missione” e avere avuto un qualche legame con il
costruttore Diego Anemone (visto che il cellulare di Micchiché,
come quello di Piermarini, in quel periodo sono in carico a una
delle aziende che lavorano in subappalto per il costruttore
È un fatto che Micciché diventa direttore dei lavori di
restauro e che le conclusioni del Ros appaiono su questa
circostanza radicali: “Si ritiene che l’affidamento dei lavori
degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio
di favori, con la conseguenza che l’importante direzione dei lavori
venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un
soggetto di elevata e comprovata responsabilità, e dall’altro ha
contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento
Fonte:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/09/news/manager-parrucchieri-3926180