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E i Nuovi Uffizi furono affidati

maggio 9, 2010

Parliamo della decisione che, nel dicembre del 2009, con il

placet del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, promuove a

direttore dei lavori di restauro dei Nuovi Uffizi un tale Riccardo

Micciché, ingegnere agrigentino non solo in odore di mafia, ma

soprattutto ricco di una competenza maturata nel ramo del

management di aziende specializzate nella “preparazione dei terreni

per erbe e piante officinali”, e nella “attività di parrucchiere

per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure”.

milioni e mezzo di euro (e di quelli in elenco per i 150 anni

dell’Unità d’Italia), nel dicembre del 2009, un’ordinanza di

“Protezione civile” della Presidenza del Consiglio dei Ministri

raccomanda che sia scelto quale direttore dei lavori, “un soggetto

un peso decisivo aver lavorato alla Maddalena con Francesco

Piermarini, il cognato di Bertolaso, quale “rappresentante della

struttura di missione” e avere avuto un qualche legame con il

costruttore Diego Anemone (visto che il cellulare di Micchiché,

come quello di Piermarini, in quel periodo sono in carico a una

delle aziende che lavorano in subappalto per il costruttore

È un fatto che Micciché diventa direttore dei lavori di

restauro e che le conclusioni del Ros appaiono su questa

circostanza radicali: “Si ritiene che l’affidamento dei lavori

degli Uffizi sia gestito in una più ampia cornice di interscambio

di favori, con la conseguenza che l’importante direzione dei lavori

venga affidata a un tecnico che, da un lato non sembra essere un

soggetto di elevata e comprovata responsabilità, e dall’altro ha

contatti con soggetti iscritti in un contesto di condizionamento

Fonte:
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/09/news/manager-parrucchieri-3926180

Editoria digitale

aprile 25, 2010

Una filosofia radicata nella contemporaneità e nella quotidianità, che riscopre le idee e i testi dei grandi del passato attraverso la riflessione sui problemi e le parole di oggi.

Questo libro propone uno spaccato sul panorama dell’editoria digitale, illustrando i presupposti che ne favoriscono la diffusione e analizzando nel dettaglio linguaggi, formati, dispositivi e concrete esperienze editoriali, con un occhio di riguardo ai problemi pratici legati alla produzione dei libri digitali e ad alcune criticità come quelle poste – per esempio – dal copyright.

In pratica per imparare a fare “editoria digitale”.Argomenti in breve Dalla carta, al Web, all’ebook Linguaggi per la codifica del testo Formati per i libri digitali Prima di iniziare: posizionamento e distribuzione Come realizzare un ebook Gli ebook nella filiera di produzione del libro Dispositivi di lettura: ereadere DRM L’autriceLetizia Sechi, diploma in Conservatorio e laurea in Lettere Moderne con specializzazione in Editoria e Scrittura, studia e approfondisce le relazioni tra editoria e nuove tecnologie.

In Apogeo dal 2008 come junior editor per l’informatica, si occupa principalmente di ricerche e progetti sulla realizzazione dei libri elettronici, affrontando i problemi inerenti la conversione del catalogo in formato digitale e ridisegnando la filiera che porta alla produzione di libri ed ebook.

Fonte:
http://www.apogeonline.com/libri/9788850329175/scheda

COUNTDOWN EU #14

gennaio 29, 2010

Quella prodotta da questo dominicano nativo però del Bronx newyorkese, 57a scelta dei Detroit Pistons al Draft del 2007, ma finito pochi mesi dopo nella scintillante Capo d’Orlando che fu teatro del canto del cigno di Pozzecco e transitato l’anno scorso presso i greci dell’AEL, è una performance balistica (28 punti in 34′ con 5/6 da 2 e 5/7 da 3, il tutto condito da 5 assist) a dir poco strepitosa, ulteriore conferma di un evidente stato di grazia attestato dai 24,7 punti per allacciata di scarpe mandati a bersaglio nelle ultime 3 uscite col 72% da 2 ed il 60% da 3.

L’Estudiantes marcia spedito dopo il difficile inizio di stagione ed il merito è anche della ‘mitragliatrice’ da Tennesse, che ha esordito nel derby vinto contro il Real ed alla quarta partita con i colegiales è già stato capace di laurearsi MVP di giornata in ACB, grazie ad una prova da 25 punti, 5 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi (per 28 di valutazione) che è valsa la vittoria sul temibile Valencia.

ONE – A Larry O’Bannon (guardia di 194 cm – 1983 – Maccabi Rishon LeZion), Rod Grizzard (ala di 203 cm – 1980 – Maccabi Rishon LeZion) e Avi Ben Chimol (play di 194 cm – 1985 – Maccabi Rishon Lezion), ossia il terzetto che consegna al rinato Rishon di questi ultimi tempi il quarto successo sulle ultime 5 gare disputate confezionando la bellezza di 69 punti complessivi sui 91 totali di squadra.

Cavallo di ritorno nella BSL in cui aveva indossato la casacca di Hasharon nel 2007/2008 prima di passare l’ultima annata in Australia, Grizzard (23 in 38′ con 7/9 al tiro conditi da 7 rimbalzi) lancia segnali di vita dopo un inizio non felicissimo, mentre Ben Chimol (20 ma soprattutto 12 assist in 39′) veste i panni del classico uomo che non ti aspetti, sfruttando al meglio le cattive condizioni fisiche del suo ‘padrino’ Meir Tapiro.

Fonte:
http://www.basketnet.it/news/120202/countdown_eu__14__20_gennaio

Comuni: Chiamparino, Si Chiude Anno Piu’ Difficile Del Decennio Asca via Yahoo! Italia Notizie

dicembre 24, 2009

(ASCA) – Roma, 24 dic – Per i Comuni si chiude ”un anno difficile, se non il piu’ difficile da un decennio a questa parte, anche (ma non solo) a causa della crisi economica”.

Lo spiega in un’intervista all’ASCA il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.

Anche perche’ se ”in Finanziaria per un verso ci hanno restituito parzialmente quel che ci dovevano sull’Ici, dall’altro ci impongono un taglio ulteriore di piu’ di 200 milioni che andra’ a finire nel mare magnum del bilancio dello stato”.

”se non si chiuderanno positivamente le questioni politiche di natura finanziaria, ma non solo, aperte ormai da troppo tempo, dovranno dichiarare una resa forzata davanti ai propri cittadini, tradendo loro malgrado il ruolo di ente di prima ed ultima istanza”.

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L’America cambia pelle

marzo 28, 2009

Vince in Florida e Ohio, i due Stati che avevano portato Bush alla Casa Bianca nel 2000 e nel 2004, “conquista” la Virginia, dove l’ultima vittoria democratica risaliva al 1964, con tre punti di vantaggio e ottine una clamorosa vittoria, sia pure per poche migliaia di voti in North Carolina, lo Stato del profondo sud dove l’elettorato afro-americano ha fatto la differenza.I voti di Obama vengono da Vermont (3), Virginia (13), Ohio (20) Connecticut (7), Delaware (3), Distretto di Columbia (3), Illinois (21), Maine (4), Maryland (10), Massachusetts (12), New Hampshire (4),New Jersey (15), Pennsylvania (21), Michigan (17), Minnesota (10), New Mexico (5), New York (31), Rhode Island (4), Wisconsin (10), Iowa (7), Nevada (5), California (55), Oregon (7), Stato di Washington (11), Florida (27), Hawaii (4), Indiana (11).I voti di McCain vengono da Georgia (15) Kentucky (8), South Carolina (8), West Virginia (5), Alabama (9), Mississippi (6), Tennessee (11), Oklahoma (7), Kansas (6), Lousiana (9), South Dakota (3), Arkansas (6), North Dakota (3), Texas (34) Wyoming (3), Utah (5), Idaho (4), Nebraska (5), Arizona (10), Alaska (3).”YES WE CAN”.

In America “nulla è impossibile” e chi ancora non è convinto, non ha che da guardare al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti.Barack Obama ha debuttato così a Chicago, con un discorso della vittoria impregnato di ‘sogno americanò e riferimenti alle divisioni che hanno segnato la storia degli Usa, e annunciando che il cambiamento “è arrivato”.”Yes we can”, lo slogan che per quasi due anni ha accompagnato la sua campagna elettorale, è diventato anche l’inno con cui Obama ha celebrato quella che definito, rivolto alle decine di migliaia di sostenitori, “la vostra vittoria”.”Siamo e saremo gli Stati Uniti d’America – ha detto Obama, citando Abramo Lincoln per respingere l’idea di un Paese diviso – e abbiamo dimostrato al mondo intero che non siamo semplicemente una collezione di individui di tutti i tipi”.Una folla multirazziale ed entusiasta ha accolto Obama, sventolando bandiere a stelle e strisce, in un grande parco di Chicago, assediato all’esterno da un’altra folla che non è potuta entrare nello spazio da 70.000 posti preparato per l’evento.Accolto sulle note di “Sweet Home Chicago”, Obama ha debuttato ringraziando la città che lo ha adottato dagli anni Ottanta e si è poi lanciato in un primo discorso da presidente eletto che ha ricalcato i temi della sua campagna elettorale: la necessità di portare “il cambiamento” in America, la promessa di rispondere alla speranza di chi si sente abbandonato o ai margini della società, l’avvertimento “ai nostri nemici nel mondo” che l’America è forte, unita e pronta a rispondere a qualsiasi minaccia.L’onore delle armi è andato a John McCain e Sarah Palin, che Obama ha ringraziato e a cui ha chiesto, in una conversazione telefonica con il senatore dell’Arizona, di aiutarlo a guidare il Paese.

Il vice Joe Biden, la moglie Michelle e le due famiglie hanno raggiunto alla fine Obama sul palco e il presidente eletto ha chiuso ricordando alle figlie Sasha e Malia che si sono “meritate il cucciolo” che aveva promesso loro all’inizio di un’estenuante campagna che ha coinvolto tutta la famiglia per quasi due anni.LE DEDICHE DI BARACK – Barack Obama ha dedicato alla famiglia la vittoria alle presidenziali: alla moglie Michelle, amica e partner negli anni del matrimonio ed alla nonna Madalyn, che lo ha allevato e che è morta alla vigilia del voto che lo ha portato sul trono d’America.Alle figlie Malia e Sasha, che per due anni hanno condiviso il padre con gli elettori, Barack Obama ha detto che “si sono meritate” il cagnolino promesso all’inizio della corsa alla Casa Bianca.

fonte….

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